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Core Web Vitals: come misurarli senza abbastanza traffico

Nel 2026 i Core Web Vitals restano uno dei riferimenti principali per valutare la qualità tecnica di un sito web. Google li utilizza come segnale di ranking e li mostra in Search Console. Il problema è che molti siti aziendali, soprattutto nel B2B, non generano abbastanza traffico per ottenere questi dati.

Se hai aperto il report “Esperienza sulle pagine” in Search Console e hai trovato la sezione vuota, non sei solo. In questo articolo vediamo perché succede e quali soluzioni concrete hai a disposizione.

Cosa sono i Core Web Vitals e perché contano

I Core Web Vitals sono tre metriche che misurano l’esperienza di navigazione di un utente reale. Nel 2026 le metriche attive sono:

LCP (Largest Contentful Paint) misura il tempo necessario per caricare l’elemento visivo più grande della pagina. Il valore buono è sotto i 2,5 secondi.

INP (Interaction to Next Paint) misura la reattività della pagina alle interazioni dell’utente, come clic e scroll. Il valore buono è sotto i 200 millisecondi. INP ha sostituito FID nel 2024.

CLS (Cumulative Layout Shift) misura la stabilità visiva della pagina. Quantifica gli spostamenti inattesi degli elementi durante il caricamento. Il valore buono è sotto 0,1.

Per le aziende B2B queste metriche hanno un impatto diretto. Un sito lento o instabile riduce la fiducia di un potenziale cliente durante la fase di valutazione. Chi opera in settori dove il ciclo di vendita è lungo non può permettersi un primo contatto digitale di bassa qualità.

Perché Search Console non mostra i tuoi dati

I Core Web Vitals che vedi in Search Console provengono dal Chrome User Experience Report, noto come CrUX. Si tratta di dati raccolti da utenti Chrome reali che hanno attivato la sincronizzazione delle statistiche d’uso.

Questo significa che non tutte le visite al tuo sito contano. Servono visitatori che usano Chrome e che abbiano la condivisione dei dati abilitata. Google aggrega questi dati su una finestra di 28 giorni e li pubblica con cadenza mensile.

Il risultato è che serve una soglia minima di visite eleggibili. Google non ha mai dichiarato un numero ufficiale, ma la stima è di alcune centinaia al mese. Per molti siti aziendali B2B, che ricevono magari 200-500 visite totali mensili, questa soglia non viene raggiunta.

Il report resta vuoto e non hai modo di sapere se il tuo sito è veloce o lento secondo gli standard di Google.

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Dati lab e dati field: la differenza che conta

Prima di cercare soluzioni è utile capire la differenza tra due tipi di misurazione.

I dati lab vengono generati da strumenti che simulano la visita di un utente in un ambiente controllato. Strumenti come WebPageTest o GTmetrix eseguono il test da un server, con una connessione predefinita e un dispositivo simulato. Il risultato è ripetibile ma non riflette la varietà di dispositivi, connessioni e condizioni dei tuoi utenti reali.

I dati field vengono raccolti direttamente dagli utenti durante la navigazione. Ogni visita produce una misurazione unica, influenzata dal dispositivo, dalla rete e dal comportamento dell’utente. Google usa i dati field, raccolti tramite CrUX, per il ranking.

Per chi ha poco traffico la soluzione ideale è combinare entrambi gli approcci. I dati lab ti danno una fotografia immediata. I dati field, anche se pochi, ti danno il quadro reale.

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Come misurare i Core Web Vitals senza dipendere da Google

Esistono diverse strade, ognuna con vantaggi specifici.

Strumenti di test lab

Questi strumenti non richiedono traffico. Puoi testare qualsiasi pagina in qualsiasi momento.

WebPageTest è lo strumento più completo. Ti permette di scegliere la località del server, il tipo di connessione e il dispositivo. I risultati includono filmati, waterfall dei caricamenti e tutte le metriche Web Vitals. È gratuito e open source.

GTmetrix offre un’interfaccia più semplice e report chiari. Mostra i Web Vitals con suggerimenti pratici per ogni problema rilevato.

DebugBear offre un monitoraggio continuo anche nel piano gratuito. Tiene traccia delle metriche nel tempo e ti avvisa quando qualcosa peggiora.

Il limite dei dati lab è che non catturano la variabilità delle condizioni reali. Un sito può risultare veloce nei test e lento per gli utenti che navigano da mobile con una connessione instabile.

Raccolta di dati field in autonomia

Il metodo più efficace per chi ha poco traffico è raccogliere i dati field direttamente. La libreria JavaScript web-vitals, sviluppata dal team di Chrome e rilasciata come open source, permette di misurare LCP, INP e CLS nel browser di ogni visitatore.

Il funzionamento è semplice. Lo script si carica insieme alla pagina e, al termine della navigazione, invia le metriche a un endpoint che decidi tu. Può essere un tuo server, un database o un servizio di analytics.

Il vantaggio rispetto a CrUX è che ogni singola visita viene registrata. Non serve una soglia minima. Con 50 visite al giorno, in una settimana hai già 350 misurazioni reali. Abbastanza per identificare le pagine problematiche e stabilire delle priorità.

Questo approccio ti dà anche il controllo sui dati. Puoi segmentare per pagina, per dispositivo, per fascia oraria. Puoi calcolare il P75, che è il valore che Google usa per il ranking: il valore sotto il quale cade il 75% delle misurazioni.

Estensioni browser per test rapidi

Per un controllo veloce durante lo sviluppo, le estensioni browser come Web Vitals per Chrome mostrano i valori in tempo reale. Non sono uno strumento di monitoraggio, ma sono utili per verificare l’impatto di una modifica prima della pubblicazione.

Il P75: la metrica che Google usa davvero

Quando Google valuta un sito non guarda la media delle misurazioni. Guarda il 75° percentile, indicato come P75. Questo significa che se il tuo LCP è di 2,1 secondi come P75, il 75% delle visite ha un LCP pari o migliore di quel valore.

La scelta del P75 ha una logica precisa. La media nasconde i valori estremi. Un sito potrebbe avere una media LCP di 2 secondi, ma il 25% delle visite potrebbe superare i 4 secondi. Con il P75 Google si assicura che la maggior parte degli utenti abbia un’esperienza accettabile.

Per il tuo monitoraggio interno è importante replicare lo stesso criterio. Se misuri solo la media rischi di avere un quadro troppo ottimista. Calcola sempre il P75 per ogni metrica e per ogni pagina.

Quali pagine monitorare per prime

Non tutte le pagine hanno lo stesso peso. In un contesto B2B, le priorità di monitoraggio dovrebbero seguire il percorso del potenziale cliente.

La homepage è spesso il primo punto di contatto. Un LCP lento qui significa un primo impatto negativo prima ancora di mostrare la proposta di valore.

Le landing page delle campagne sono fondamentali. Se investi in advertising e il tempo di caricamento supera i 3 secondi, una parte significativa del traffico abbandona prima di vedere il contenuto.

Le pagine prodotto o servizio sono il cuore della conversione B2B. Stabilità visiva e reattività diventano cruciali quando il visitatore sta valutando la tua offerta.

Le pagine del blog portano traffico organico e costruiscono autorevolezza. Un CLS elevato su queste pagine, causato da banner pubblicitari o immagini senza dimensioni definite, danneggia la percezione di professionalità.

Un piano d’azione concreto

Se il tuo sito oggi non ha dati sui Core Web Vitals, ecco un percorso pratico.

Nella prima settimana, esegui un test lab su tutte le pagine principali con WebPageTest. Questo ti dà una fotografia iniziale. Annota i valori di LCP, INP e CLS per ogni pagina e identifica quelle sotto la soglia.

Nella seconda settimana, integra la raccolta dati field nel sito. Configura un endpoint per ricevere le metriche e inizia ad accumulare dati reali.

Dalla terza settimana in poi, analizza i dati field raccolti. Confrontali con i risultati lab. Se ci sono differenze significative, concentrati sui dati field: sono quelli che riflettono l’esperienza dei tuoi utenti.

Ogni mese, rivedi le metriche P75 per pagina. Intervieni sulle pagine con valori scarsi. Monitora l’impatto delle ottimizzazioni nei dati del mese successivo.

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